Oltre alla forma anonima, naturalmente, si può segnalare questa tipologia di reati anche con nome e cognome, ed in questo caso il segnalatore verrà coinvolto nelle successive fasi di accertamento da parte della Polizia.
“Testiamo il senso civico dei ragazzi – ha detto il dirigente Caruso - e ci aspettiamo buoni riscontri, così come, per altro, è già avvenuto nelle tre questure pilota (Milano, Roma e Catania) che hanno sperimentato il servizio”.
Proseguendo, poi, Caruso ha sottolineato come, “con questo strumento abbiamo cercato di adeguare il sistema di sicurezza al linguaggio moderno, nell’ambito di un concetto di sicurezza partecipata. Per noi, importante è la segnalazione, magari con una foto, che consente alle squadre volanti di arrivare subito sul posto dopo aver fatto i dovuti accertamenti. Questo però, non sostituisce il metodo principale della segnalazione, che resta la chiamata al 113”.
E’ toccato, poi, all’ispettore Fragale entrare nel merito dell’applicazione, che ha le stesse funzionalità di Watsup, consentendo, cioè, di verificare la recezione del messaggio da parte della squadra operativa della questura e la presa in carico.
E’ stato annunciato, poi, un tour nelle scuole per illustrare il funzionamento dell’applicazione che, come confermato dalla sperimentazione, si rivolge soprattutto ad un pubblico giovane, che è quello che più utilizza questi strumenti.