Dopo gli ultimi episodi di violenza avvenuti in Calabria e, in generale, in tutta Italia, non possiamo non condividere quanto espresso più volte dalla Cgil Nazionale: una netta condanna contro ogni forma di violenza sulle donne''.
Proprio per questo motivo, la Cgil Calabria ''appoggia la ratifica della Convenzione di Istanbul, che equipara la violenza contro le donne alla violazione dei diritti umani. Quindi, sostiene l'attuazione completa del piano nazionale contro la violenza, con un conseguente disegno di legge sul femminicidio e una legge che - in modo organico - affronti il problema''. Non e' tollerabile, in una societa' civile - continua la Cgil - apprendere che una ragazzina venga bruciata viva dal suo fidanzatino; che una donna subisca continue percosse dal marito; che una moglie, incinta, possa subire forme di stalking per gelosia da parte di un marito violento; che una dipendente rinunci al proprio posto di lavoro a causa di ''ricatti sessuali'' (dati Istat, 2009).
Non e' possibile esser perseguitate del proprio carnefice senza potersi difendere o, peggio ancora, non riuscire a denunciare quanto accade dentro le mura domestiche per vergogna, per riprovazione della famiglia o della comunita' di appartenenza, per la mancanza di mezzi economici propri, ecc... Ma c'e' un altro aspetto peggiore di questo dramma: vicini, parenti, colleghi o compagni di banco che conoscono la verita' e tacciono. Forme di sopruso, di sopraffazione, perpetrate ai danni di soggetti piu' deboli. Si tratta di un problema socio-psicologico che ha radici profonde nel sistema stesso dell'educazione: dalla famiglia alle agenzie di socializzazione (la scuola, il gruppo dei pari e i mass media...). Cio' che viene trasmesso, cio' che viene comunicato, l'educazione e i valori che vengono impartiti non si basano sull'esistenza di una relazione paritaria tra i sessi. Tutto questo e' alla base di un bagaglio socio-culturale che ogni persona porta con se' e che dovrebbe esser orientato, al contrario, verso il rispetto della donna, del diverso, di ogni essere umano e della vita in generale.In questo quadro, va inserita necessariamente la battaglia che - da anni - la Cgil porta avanti contro tutte le forme di strumentalizzazione, di propaganda e di mercificazione della donna e del suo corpo. La donna deve, infatti, esser considerata in quanto soggetto pensante, attivo e con una propria dignita'. Ecco, perche', diventa fondamentale utilizzare le risorse derivanti dai Fondi europei per dare il via a progetti non solo di comunicazione, ma anche di formazione: progetti in cui il ruolo della donna viene ripensato attraverso i valori della persona, del lavoro e dell'inclusione sociale''.(asca)