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Consuelo Nava: provocazioni nell’incontro di Lamezia per le aree urbane per il futuro della Calabria.

Non è semplice in un periodo come questo attivare confronti politici su questioni direttamente connessi allo stato di salute del territorio,

estraneandosi dal fragile momento parlamentare e di governo del nostro paese, nonché dalla difficile condizione di marginalità che vive il Sud e la nostra Calabria.
Per il PD, si sa, è più semplice e facile esercitarsi sulle questioni tutte interne dell’organizzazione e della tenuta del partito a livello nazionale e regionale, in una sorta di accanimento terapeutico condotto in egual misura da chi ne governa le vicende all’interno, da chi se ne interessa da analista politico o da chi tra i delusi, gli scontenti, i detrattori continua a sparare sulla croce rossa, che è evidente, risulta più semplice che cavare un ragno da un buco. Ma sabato (20 luglio ndr) a Lamezia, per tutti coloro che erano presenti è stato possibile condividere alcune riflessioni sul tema delle “aree urbane per il futuro della Calabria”, individuando nella gestione delle politiche urbane e nella città il ruolo di ricomposizione e sintesi delle ragioni, a cui affidare il futuro di una Calabria più abitabile, anche per azione di una politica che deve tornare utile. E’ certo che la riduzione delle prospettive e l’immobilismo di cui soffrono i nostri territori sono dovute all’inadeguatezza di una classe dirigente qualche volta irresponsabile, altre volte troppo poco competente, tanto quanto certe obsolete discussioni e conflitti tutti interni ai partiti che peraltro nutrono un clima all’esterno, di conflitto e quindi di nessun cambiamento capace di mostrarsi per opera di ognuno. Per il territorio, quello che necessita di politiche e gestioni virtuose, in termini di valorizzazione, di fattibilità delle trasformazioni, di sviluppo sostenibile dal punto di vista sociale, ambientale ed economico, certe distrazioni sono tutte ugualmente colpevoli. La vita di un territorio non ha i tempi di un congresso, né quello di una crisi economica e parlamentare, né aspetta che gli scontri si plachino. Il territorio si nutre di un tempo di vita e non di morti viventi.
A Lamezia, è emerso come sia possibile ancora indicare e condividere forme propositive per lo sfruttamento di lungo periodo di un patrimonio collettivo, partendo dalle nostre aree urbane che scontano una preoccupante crisi demografica, anche restituendo alla politica un ruolo rinnovato, perché rinnovati sono gli scenari di riferimento e rinnovate devono essere le responsabilità oltre che gli attori. E’ per questo che si è discusso della città del futuro del 2050, in una proiezione di sviluppo sostenibile da affidare alle nuove generazioni, in grado di valorizzare la giusta mediazione tra “l’orizzonte delle decisioni” e quello “delle opinioni e degli immaginari”, il primo da affidare a tecnici e politici, il secondo all’agorà, nella partecipazione della cittadinanza attiva. Tale riflessione, ha posto alcune istanze urgenti a cui dare risposta in termini almeno strategici con riferimento specifico alle questioni ambientali del nostro territorio, aldilà delle emergenze, coscienti che occorre ritrovare i luoghi del confronto e delle responsabilità verificando le coerenze fra gli strumenti e gli obiettivi, valorizzando le risorse e ritrovando tutti insieme, i Calabresi, “le ragioni di un futuro collettivo e desiderabile”, non più immobile, né colpevole.
La relazione sul ruolo delle politiche territoriali e dello sviluppo sostenibile delle aree urbane, che ho presentato nei suoi indirizzi di approccio e pensiero, si è certamente giovata di alcune provocazioni emerse dai contributi degli interventi dei segretari di circolo, che nel denunciare preoccupazioni e tensioni politiche per i propri contesti, di fatto hanno mostrato come molte emergenze potrebbero diventare risorse per il territorio. Così è emerso dall’intervento del segretario di Vibo sulla questione della dismissione del cementificio Ialcementi, così ho avuto modo di riflettere attraverso la lettura del contributo sulla “crisi del mezzogiorno” sulla rivista “lettere meridionali” di Cesare Marini, che ci è stata gentilmente donata all’apertura dell’incontro a Lamezia.
Riflettere per il territorio, nei momenti difficili, è altrettanto difficile ma è assai più necessario e salutare di tutto il resto.

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