in questi ultimi giorni, come accade con cadenza ciclica, i Bronzi di Riace sono di nuovo al centro di un potente tam tam mediatico. Ha cominciato Roberto Maroni in coppia con Vittorio Sgarbi per caldeggiare l'invio delle due statue all'Expo, hanno continuato gli articoli ed i servizi televisivi sul poco appeal che i guerrieri suscitano poiche' collocati sulle rive dello Stretto e si e' proseguito con l'eco suscitata dall'opera (che ricondurrei piu' ad un progetto di marketing personale ben riuscito) di Gerard Bruneau che li ha addobbati di tutto punto dando vita ad una loro immagine, personalmente, non condivisibile, cosi' come non lo e' stata per la maggior parte dei reggini''. Lo afferma Clotilde Minasi, consigliere regionale della Calabria. ''Lasciando da parte il clamore scaturito intorno ai Bronzi, guarda caso, quando la Lombardia vorrebbe averli sul proprio territorio, accantonando, momentaneamente, le responsabilita' (che evidentemente ci sono e sono importanti) di chi dovrebbe tutelare queste preziosissime opere e soprattutto garantire una sorveglianza che non includa un utilizzo non consono 'ad insaputa'', non soffermandosi sull'opportunita' o meno di uno scambio culturale tra le due opere ed altre di uguale valore, ritengo che l'intera vicenda dovrebbe comportare una qualche riflessione. Un focus che riguardi non solo i Bronzi - dice Minasi - ma la valorizzazione dell'intero patrimonio culturale di cui la nostra terra dispone. In quest'ottica non poco peso ha la condizione di rallentamento, inspiegabile, per il completamento del Museo che, cosi' come lo vediamo oggi, non puo' essere il contenitore adatto per la ricchezza di reperti di cui possiamo fregiarsi. Altra questione e' la mancanza da parte dei vertici dei Beni Culturali di una programmazione seria e strutturata che sostenga, appunto, questo patrimonio tenendone conto quale veicolo di sviluppo''. (ASCA)
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