quando, con affanno, si riparano i danni prodotti dall'evento disastroso di "turno"; allora vengono avanzati tanti buoni propositi, si parla di prevenzione, di programmazione e di messa in sicurezza delle aree a rischio. Tuttavia, l'indomani, superata la criticità, tali propositi finiscono puntualmente nel dimenticatoio, e si rimane in attesa dell'evento successivo prima di ritornare a preoccuparsi della difesa del suolo, mentre ancora si cerca di ultimare la riparazione dei danni prodotti dall'evento precedente. La Calabria, è ormai noto, è una regione esposta ad alto rischio idrogeologico e, non a caso, assieme alla Toscana detiene il triste primato di regione storicamente più colpita da eventi di dissesto per numero di eventi/anno. Nel territorio regionale sono state censite dal PAI (Piano di Assetto Idrogeologico) circa 8.000 frane e tutti i 409 Comuni della Calabria presentano almeno un'area perimetrata a rischio elevato. Il territorio regionale è geneticamente "fragile" a causa delle proprie caratteristiche geologiche e geomorfologiche che lo predispongono al dissesto, accentuato spesso da altri fattori quali l'incuria e la scarsa o assente manutenzione del territorio, la realizzazione di interventi talvolta dissennati realizzati dall'uomo, l'abusivismo edilizio. In tale contesto, la concomitanza di eventi atmosferici eccezionali può determinare l'innesco di eventi anche disastrosi. Il problema è comunque di carattere nazionale, infatti l'82% dei Comuni italiani è caratterizzato da aree a rischio medio-alto, come dimostrato anche dai recenti eventi che in
questi mesi non hanno risparmiato nessuna regione d'Italia: prima la Toscana, poi la Liguria, poi ancora la Toscana, quindi le Marche, poi il luttuoso evento in Sardegna, quindi la Sicilia, la Calabria, l'Emilia Romagna, il Lazio, la Campania, e ancora la Liguria e la Toscana ecc. E' uno scenario al quale non è più possibile assistere passivamente. D'altra parte la pressione cui è sottoposto il territorio nazionale è notevole: basti considerare che negli ultimi 50 anni sono stati consumati circa 7 mq di suolo al secondo! Sono stati cementificati circa 300 kmq di territorio ogni anno. Per non parlare del problema dell'erosione costiera. E il territorio continua ad essere maltrattato e "violentato". Si interviene in emergenza, post evento, pur sapendo che ciò può costare fino a 10 volte in più che intervenire in prevenzione, esponendo, peraltro, a serio rischio la pubblica incolumità. Ciò malgrado, si continua a lesinare sulle risorse da destinare per la difesa del suolo: nell'ultima finanziaria sono stati previsti 180 milioni di euro in tre anni, contro i 40 miliardi di euro in 15 anni stimati dal Ministro Orlando per mettere opportunamente in sicurezza il territorio nazionale. I geologi e le altre figure professionali di settore sono stati recentemente definiti come "i professionisti del giorno dopo", deputati a stimare e a progettare in emergenza gli interventi per mitigare il rischio e riparare i danni prodotti dai fenomeni di dissesto, che da qualche tempo si ripetono sistematicamente anche più di una volta all'anno, mettendo in ginocchio perfino le economie locali. La strategia della prevenzione rappresenta l'unica strada percorribile per la risoluzione del problema. Essa può essere applicata mediante quattro azioni fondamentali:
1. Istituzione degli Uffici Geologici Territoriali di Zona (Cfr. proposta di Legge Moscatt - novembre 2013) che prevedano un'apposita "task-force" di tecnici esperti del territorio (geologi, ingegneri, geometri, agronomi forestali, ecc), a supporto dei tecnici della Regione Calabria nelle attività di aggiornamento e di estensione del PAI su tutto il territorio regionale. Il PAI rappresenta uno strumento fondamentale per le attività di prevenzione, esso individua le aree a rischio idrogeologico e le misure per la
mitigazione, costituisce la base della pianificazione urbanistica. Tuttavia il PAI regionale della Calabria non viene aggiornato dal 2001 e attualmente copre soltanto le
aree urbanizzate.
2. Messa in sicurezza delle aree a rischio individuate attraverso il PAI, anche mediante la realizzazione di interventi strutturali di consolidamento e mediante la programmazione di una manutenzione organica del territorio (dei corsi d'acqua, dei versanti, delle opere esistenti ecc.).
3. Costituzione di una seconda "task-force" di professionisti esperti del territorio, anch'essa afferente agli Uffici Geologici Territoriali di Zona, finalizzata ad attività di presidio permanente attraverso il monitoraggio e la sorveglianza delle aree ad alto rischio, per segnalare eventuali criticità in modo che si possa intervenire preventivamente, in anticipo rispetto al verificarsi dell'evento meteo eccezionale.
4. Potenziamento dei geologi negli Enti pubblici in modo che possano operare sinergicamente con gli altri professionisti per un più efficace controllo degli interventi
sul territorio. Infatti, la categoria professionale dei geologi risulta attualmente quella meno rappresentata nella pubblica amministrazione rispetto alle altre categorie tecniche, con ovvi conseguenti disagi. Non a caso, la Regione Sardegna, a seguito dei gravi danni subiti dalla recente crisi idrogeologiche, ha intuito i vantaggi della presenza di professionisti esperti del territorio nell'organico dei propri enti locali e, all'uopo, ha stanziato 300.000 euro per gli enti che si doteranno di geologi nelle attività connesse alla difesa del suolo. Le summenzionate attività di prevenzione, peraltro, avrebbero anche positive ricadute occupazionali da non trascurare ed i geologi diventerebbero i "professionisti del giorno prima", deputati a prevenire i danni che potrebbe provocare un evento meteo eccezionale. E' paradossale che in una regione ad alto rischio sismico ed idrogeologico come quello della Calabria, molti geologi siano "sottoccupati". Rimane comunque fondamentale l'educazione dei cittadini rispetto alla protezione civile ed ai rischi cui è esposto il proprio territorio. E' importante discutere del problema del dissesto idrogeologico in "tempo di pace". Ciò rappresenta il primo passo verso la strategia della prevenzione. La politica adesso deve sforzarsi a trovare le risorse necessarie da investire nella prevenzione,
per attuare una programmazione seria per la difesa del suolo, perché, come recentemente asserito da Ermete Realacci, Presidente della Commissione ambiente e LL.PP. della Camera dei Deputati, "la vera grande opera per il nostro Paese è la realizzazione di un piano nazionale di prevenzione del rischio idrogeologico".
Francesco Fragale
Presidente dell'Ordine dei Geologi della Calabria





