Le accuse sono associazione a delinquere di stampo mafioso e tentata estorsione ai danni di esercenti di Lamezia Terme, ai quali boss e picciotto avrebbero, in più occasioni, richiesto somme di denaro per conto degli affiliati, tutti in stato di detenzione, ad attività commerciali con sede nel lametino, minacciando i titolari delle stesse anche dell’utilizzo di ordigni esplosivi. Notarianni e e Giampà avevano infatti trovato il modo di mantenere gli affiliati ristretti in carcere a spese dei commercianti della zona. Le richieste, puntualmente preannunciate da furti e danneggiamenti, servivano appunto per foraggiare i numerosi detenuti del clan arrestati nei mesi scorsi. Il provvedimento pre-cautelare è stato emesso a seguito dell’attività di indagine condotta dalla Squadra Mobile volta a contrastare l’attività mafiosa della cosca GIAMPA’ di Lamezia Terme.
Ai Notarianni Gianluca Giovanni, (fratello di Luigi cl. ‘92 e figlio di Aldo cl. ‘65, entrambi esponenti di primo piano dell’omonima famiglia federata alla cosca GIAMPA’ ed allo stato detenuti) ed al Giampà Antonio (legato anch’egli da vincoli di parentela con i menzionati Notarianni) è stato contestato, si legge in una nota della questura, oltre che la tentata estorsione, aggravata dalla metodologia mafiosa ex art. 7 legge 203/91 anche l’associazione a delinquere di stampo mafioso con l’utilizzo delle propalazioni rese nei loro confronti dai collaboratori di giustizia Torcasio Angelo, Giampà Giuseppe, Cosentino Battista, Piraina Luca e Muraca Umberto Egidio.
Ad entrambi i soggetti colpiti da provvedimento di fermo viene contestato di essere divenuti i referenti nella gestione dell’attività di imposizione delle estorsioni per conto delle omonime famiglie Notarianni e Giampà. Dopo le formalità di rito i fermati sono stati associati presso la Casa Circondariale di Catanzaro a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. "Tale pressione estorsiva, che si realizzava a carico dei titolari di attività commerciali o di loro fornitori, osservano dalla Questura, stava minando alla base la libera economia di quel centro, tanto che qualche vittima aveva deciso di recedere dalle attività commerciali in essere".





