Schema riforma ministero giustizia, Ivan Cardamone: “La pezza è peggiore del buco."

La deputazione calabrese di ogni colore politico faccia la propria parte per evitare una controriforma

“La pezza è peggiore del buco”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio comunale, Ivan Cardamone, facendo riferimento al “paventato accorpamento dei Provveditorati dell’Amministrazione penitenziaria di Calabria e Basilicata a quello della Puglia, con sede a Bari, così come sembra stabilire lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sul regolamento di organizzazione del Ministero della Giustizia e la riduzione degli uffici dirigenziali e delle sue dotazioni organiche”.
“Si tratta – ha proseguito Cardamone – di un vero e proprio colpo di teatro del Governo Renzi che, per superare anche gli ostacoli di una legge dello Stato che istituisce Catanzaro quale sede del Provveditorato regionale, nonché della diffida inviata dal Comune capoluogo per opporsi al trasferimento ad altra sede dell’ufficio regionale, veste i panni di Ponzio Pilato e propone modifiche a un regolamento che si appresta a diventare definitivo con la sua approvazione, sconvolgendo tutto il sistema dell’Amministrazione penitenziaria. Solo qualche mese fa il presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, spronava la gente di Calabria a lottare e ribellarsi perché il Governo farà la sua parte, ma a distanza di poche settimane, dimenticando quanto detto a chiare lettere nell’ultima sua visita nella nostra regione, sta per infliggere un duro colpo, forse mortale, a un delicato settore della Giustizia, presente sui territori, qual è quello dei Provveditorati per le Amministrazioni penitenziarie”.
“Viene spontaneo chiedersi, a questo punto, se la spending review tanto invocata dagli organi ministeriali – ha aggiunto – valga solamente a giustificare l’opera di travestimento del Governo, che si appella alla necessità dei tagli per svolgere solo una mera funzione di burocrate e si spoglia, completamente, delle sue prerogative politiche. Perché accorpare i Provveditorati calabrese e lucano a quello pugliese, istituire il tutto in una sede a Bari senza specificare il mantenimento di presidi decentrati, creare – addirittura – una direzione regionale per il Mezzogiorno con sede a Napoli, significa solo voler abbandonare le proprie, irrinunciabili funzioni politiche e programmatiche. Lo schema ministeriale – ha sottolineato ancora Cardamone – non tiene conto delle esigenze dei territori, delle loro particolarità, della pervasività dei fenomeni criminali in Calabria o Basilicata, delle priorità e delle richieste di giustizia dei calabresi e dei lucani, delle legittime preoccupazioni dei dipendenti del settore, che saranno esposti a tagli corposi nella dotazione organica, e delle opposizioni alla riforma degli stessi Provveditorati”.
A quanti hanno annunciato per il prossimo mese di agosto una nuova visita in Calabria del premier Renzi, si chiede “di intervenire con fatti, non con proclami, per scongiurare queste gravissime ipotesi di controriforma della Giustizia, penalizzante e frustrante per chi pensa – e si tratta della maggioranza – che alcuni presidi territoriali, come i Provveditorati, debbano rimanere inalterati soprattutto in zone come la Calabria, fortemente esposta alla criminalità organizzata. Nel silenzio di molti, il Comune e la Provincia, con il sindaco Sergio Abramo, il Consiglio Comunale e il commissario Wanda Ferro in primis, hanno fatto la propria parte, per mantenere la sede del Provveditorato regionale nel capoluogo, suo luogo naturale. Questa, però, è una battaglia che per gravità delle conseguenze deve essere combattuta da tutta la classe politica. Chiediamo a chi di competenza di inoltrare le dovute interrogazioni parlamentari, in questo caso necessarie ed urgenti, affinché la città di Catanzaro abbia la sua voce in Parlamento. Non ci si può far scudo dietro gli interessi di un partito – ha concluso il presidente del Consiglio comunale - perché i veri interessi in gioco sono quelli dei cittadini e di un territorio che reclama giustizia e rappresentanza”.

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