Nel momento più delicato per le sorti della regione, con Scopelliti in cerca della traiettoria giusta dopo metà legislatura e con l’opposizione in cerca di identità ecco due scosse terribili nell’area urbana di Cosenza. E tutte e due contemporaneamente.
Prima va in crisi il Comune di Cosenza, crisi latente e che può degenerare da un momento all’altro con conseguenze tutte da decifrare
su scala regionale. E poi, a distanza di ore e per tutt’altre ragioni, si dimette il sindaco di Rende. Se non è un record questo, poco ci manca.
Ma andiamo con ordine. Nei giorni scorsi il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto ha defenestrato dalla poltrona di vicesindaco Katya Gentile, figlia di Pino assessore regionale e nipote di Tonino, senatore della Repubblica. Ma soprattutto, Occhiuto, mette alla porta e per la prima volta nella storia di Cosenza la famiglia Gentile che è la più potente da che mondo è mondo. Il sindaco tiene subito a precisare, con tanto di atti conseguenziali, che non è una questione politica che si apre con il Pdl ma una faccenda del tutto personale con Katya Gentile, per evidenti e clamorose divergenze culminate in attacchi furibondi apparsi sulla stampa. Occhiuto, politicamente, si muove apparentemente nel giusto perché non solo non mette in discussione le poltrone e lo spazio in Comune dato al Pdl quanto si dice disposto ad aumentare gli assessorati berlusconiani in squadra. Come dire, e come dire soprattutto a Scopelliti, il problema con il Pdl non c’è, non potete accusarmi. Voglio solo cacciare la Gentile e ora la palla passa a voi: siete disposti a far saltare un Comune solo in nome di un’offesa fatta alla famiglia più importante di Cosenza? Il dilemma che Occhiuto gira a Scopelliti questo è. Salvare o no l’onorabilità di Gentile a Cosenza? Perché politicamente, sia chiaro, il Pdl ci guadagnerebbe pure dalla faccenda potendo contare su più poltrone di quelle di prima. Nella giornata di oggi ne dovremmo sapere di più perché sono previste riunioni importanti a margine di un consiglio comunale che è tutto un programma. Ma è chiaro che toccherà a Scopelliti dipanare la matassa. Una lite effettiva con i Gentile potrebbe persino convenirgli perché allea i Galati, i Mancini, Santelli. Ma potrebbe, la lite, degenerare e ripercuotersi sulla già nervosa giunta regionale dove Pino è potente assessore ai Lavori pubblici.
A pochi chilometri, un paio, di distanza ecco il sindaco di Rende Cavalcanti che si dimette a mezzo stampa. Dice di aver meditato questo da mesi, sin da quando la prefettura ha inviato su indicazione dei magistrati la commissione d’accesso antimafia agli atti. Un clima torbido, quello rendese. Con il sindaco lasciato solo dal Pd e dalla sua maggioranza di centrosinistra a rispondere ai magistrati di una gestione, quella precedente, che non gli appartiene perché eletto solo un paio di anni fa. Al centro della contesa un paio di insidiosissime inchieste della Dda di Catanzaro sulla coop di Rende che, con lavori esternalizzati, avrebbe avuto in organico veri e propri boss e congiunti. Cavalcanti, formalmente, appartiene ad un’altra era ma politicamente è stato inserito in un clima torbido e maleodorante che si respira a Rende senza che nessuno, in primis il Pd, gli avesse fatto sentire la sua vicinanza. Convitato di pietra nelle delusioni di Cavalcanti è naturalmente Sandro Principe che è il vero dominus della città e che per ora tace. Cosa succederà ora? Domanda non semplice, come a Cosenza. Per ora c’è il terremoto, la ricostruzione è lontana.





